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Rafael Patron

AIPIA AI 2026

AIPIA dentro: costruire un'associazione professionale AI da zero

Due anni dopo l’intuizione del 14 febbraio 2024, l’associazione ha consolidato un perimetro che, all’inizio, era materia da pionieri.

Provo a raccontare come è successo, perché credo che alcune lezioni siano replicabili da chi sta valutando di costruire un’associazione professionale in qualunque settore emergente. Lo scrivo in prima persona controllata, perché ne sono parte (Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico), e quindi sono testimone privilegiato ma anche giudice di parte.

L’intuizione e il vuoto regolatorio

Nei primi mesi del 2024 in Italia il termine “professionista AI” descriveva tutto e niente. Sviluppatore, prompt engineer, consulente strategico, formatore, ricercatore. Tutti dichiaravano una competenza. Nessuno aveva un modo verificabile di dimostrarla. Le aziende, dal canto loro, non sapevano come valutare i profili che ricevevano. Una qualifica universitaria, certo, ma non sempre pertinente. Una certificazione di vendor (Google, Microsoft, OpenAI), utile ma limitata al tool. Nessuna credenziale traversale che dicesse: “questa persona conosce il mestiere, opera secondo standard riconosciuti, ha responsabilità professionale”.

La Legge 4 del 2013, che regola le associazioni professionali non ordinistiche in Italia, esisteva da undici anni. Aveva inquadrato decine di settori in cui non c’era un ordine, ma serviva una struttura di riconoscimento delle competenze. Restava da applicarla all’AI.

Il 14 febbraio 2024 nasce l’idea di AIPIA. Un anno più tardi, dopo la formalizzazione giuridica, l’associazione è registrata, ha sede a Roma in Via Ostiense 92, codice fiscale 96628540583, e una governance distribuita: Claudia Sanguineti come Presidente del Consiglio Direttivo, un Comitato Tecnico-Scientifico dedicato (di cui sono Presidente), un Consiglio Direttivo allargato.

La governance distribuita: una scelta tecnica, non politica

Uno degli aspetti che osservo essere meno compresi dall’esterno è la separazione tra Consiglio Direttivo e Comitato Tecnico-Scientifico. È una scelta tecnica, mutuata dalle migliori pratiche internazionali delle società scientifiche.

Il CD si occupa di gestione, indirizzo strategico, rapporti istituzionali, sostenibilità economica. Il CTS si occupa di tutto quello che ha contenuto tecnico: percorsi formativi, criteri per l’ammissione, standard di credenziali, contenuti delle pubblicazioni, ricerca applicata, posizioni pubbliche sui temi tecnici.

La separazione protegge l’associazione da due rischi opposti. Da un lato, evita che decisioni di natura strettamente tecnica vengano prese su base politica o di gestione. Dall’altro, evita che il CTS si occupi di temi gestionali che richiedono competenze diverse.

Federico Pichetto, Vicepresidente del CTS, e tutti i membri del comitato lavorano su questo perimetro. Alessia Caracciolo gestisce l’esecutivo, è il punto operativo che tiene insieme i due livelli. Josefina Strano, come Legal Advisor su AI Ethics & Regulation, presidia il dossier più sensibile e in più rapida evoluzione dell’attuale fase regolatoria.

EDC: la credenziale europea come asset strategico

Il riconoscimento più rilevante è stato l’autorizzazione UE a rilasciare European Digital Credentials, ottenuta nell’autunno 2025 dopo un percorso di accreditamento iniziato nei primi mesi dello stesso anno. È stata la prima volta che un’associazione professionale italiana del settore AI riceveva questo tipo di abilitazione.

Cosa significa nella pratica. Una EDC è una credenziale digitale verificabile sulla blockchain europea, riconosciuta dagli Stati membri, esportabile e dimostrabile in qualunque contesto professionale. Non è un certificato di partecipazione a un corso, è un attestato di competenza misurata su uno standard. Per chi la possiede, è capitale professionale spendibile. Per le aziende che la richiedono, è un segnale verificabile.

La costruzione del percorso EDC ha richiesto un anno di lavoro: definizione delle competenze, mappatura sui livelli del Framework EUR-ACE e EQF, costruzione dei moduli formativi, sistemi di assessment, infrastruttura di rilascio digitale. È stato il lavoro più tecnicamente complesso che il CTS abbia coordinato.

La copertura RC professionale: un dossier che pochi capiscono

La responsabilità civile professionale per i lavoratori AI è un terreno scivoloso. Cosa succede se un consulente costruisce un sistema di scoring che si rivela discriminatorio? Se un prompt engineer configura un Custom GPT che produce output diffamatori? Se un AI strategist consiglia un’azienda male e quella prende decisioni costose? Le polizze tradizionali non coprono questi rischi con chiarezza. Le compagnie assicurative non avevano un modello.

Costruire una polizza RC dedicata, che riconosca il rischio specifico dei professionisti AI e lo trasformi in un prodotto sottoscrivibile, ha richiesto trattative tecniche complesse con il mercato assicurativo italiano e internazionale. Il risultato, attivo dal 2025, è tra le prime polizze del genere disponibili in Europa.

Per i soci AIPIA è copertura concreta. Per il settore, è un segnale di maturazione: l’AI come professione assicurabile non è un settore di passaggio.

Le lezioni replicabili

Tre lezioni che vedo emergere dal percorso, e che credo applicabili ad altri settori emergenti che stanno valutando un’organizzazione professionale.

La prima: partire dalla credenziale, non dal numero. Costruire un’associazione con mille iscritti senza una credenziale spendibile produce un club. Costruire un percorso credenziale serio, con pochi soci all’inizio, produce un’istituzione. I numeri arrivano dopo, quando la credenziale ha valore di mercato.

La seconda: governance separata tra tecnica e gestione. È una struttura più complessa da gestire, ma protegge l’associazione nei momenti in cui le tensioni diventano forti. In settori emergenti, dove il consenso interno è ancora in costruzione, è una soluzione di buon senso ingegneristico.

La terza: relazioni istituzionali costruite con metodo. L’ingresso nella European AI Alliance, l’endorsement della Rome Call for AI Ethics, gli accordi con altri enti europei, non sono successi casuali. Sono il risultato di un anno e mezzo di lavoro paziente su tavoli internazionali, con dossier tecnici preparati con cura.

Cosa resta da fare

Il mercato italiano dei professionisti che lavorano con AI in modo continuativo, secondo stime ISTAT e Anitec-Assinform, è oggi tra le 80.000 e le 120.000 unità. C’è ampio spazio di crescita.

Servono percorsi EDC su più livelli, con specializzazioni verticali (AIO, AI legal, AI per la sanità, AI per la finanza). Serve una presenza più capillare sui territori, oltre il polo romano. Servono accordi internazionali bilaterali con associazioni omologhe di altri paesi UE, perché la credenziale europea acquisisca circolazione effettiva.

Tutto questo richiede tempo. Aipia.it è la mappa pubblica del lavoro fatto e di quello in corso. Chi vuole capire come si costruisce un’associazione professionale in un settore che cambia ogni sei mesi, ha lì una documentazione abbastanza dettagliata per replicare il modello, adattandolo alle specificità del proprio campo.

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