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OpenAI ha chiuso il 2025 con un DevDay che, a differenza di quello del 2023 quando furono presentati i custom GPT, è stato centrato quasi interamente su una parola: agenti. AgentKit, il nuovo framework di sviluppo, e Agents SDK come libreria standard, hanno occupato i due terzi delle keynote di Sam Altman e dei suoi team. La Realtime API, presentata nella prima parte dell’evento, completa il quadro: voce a bassa latenza, video, integrazione nativa con strumenti esterni.
Il messaggio è chiaro. OpenAI vuole spostare la conversazione dall’utilizzo di ChatGPT come assistente di scrittura all’utilizzo di GPT-5 (uscito in agosto) come motore di agenti che fanno cose per gli utenti.
AgentKit, cosa è davvero
AgentKit è un framework per costruire agenti AI personalizzati. Permette a uno sviluppatore di definire un agente che combina un modello GPT-5 con strumenti specifici, memoria persistente, capacità di pianificazione multi-step. Si configura via API, si può deployare come web app o come endpoint chiamabile da altre applicazioni.
Tecnicamente non è una rivoluzione. Anthropic ha pubblicato MCP a novembre 2024 e LangChain offre da tempo astrazioni simili. La differenza è che AgentKit è integrato nel cuore della piattaforma OpenAI, con accesso diretto a Code Interpreter, Retrieval, Web Browsing, e con la possibilità di chiamare custom GPT come strumenti dentro un altro agente.
I primi esempi mostrati durante il DevDay includono un agente customer service che gestisce ticket end-to-end, un agente di ricerca legale che combina ricerca web, lettura di documenti caricati, generazione di memo strutturati, un agente per la gestione di campagne pubblicitarie che integra Google Ads, Meta Ads, e dashboard interno.
Realtime API, voce e video a bassa latenza
La Realtime API generalizza quello che era stato anticipato con GPT-4o nel 2024. Permette interazioni vocali bidirezionali con latenza sotto i 300 millisecondi, gestione nativa di interruzioni, supporto a video in input nelle versioni più recenti. È la fondazione tecnica per assistenti vocali che funzionano in modo conversazionale, non a turni rigidi.
OpenAI ha mostrato l’integrazione con Whisper aggiornato per riconoscimento vocale multilingua, e ha confermato che la Realtime API supporta italiano, spagnolo e altre lingue europee. Questo è rilevante per il mercato italiano. Fino a poco fa, gli assistenti vocali AI in italiano erano sostanzialmente di seconda fascia rispetto agli equivalenti inglesi. Con questa pubblicazione la distanza si riduce.
Il taglio del 70% sui prezzi
L’annuncio commerciale più rilevante è stata la riduzione del 70% del costo per token su alcuni endpoint API, in particolare per i modelli di dimensioni intermedie. GPT-5 mini, presentato come variante più piccola di GPT-5, scende a livelli di prezzo che rendono economicamente sostenibili use case che fino a sei mesi fa erano marginali.
Tradotto, costruire un agente che gestisce centinaia di migliaia di richieste al mese (un chatbot enterprise, un sistema di moderazione contenuti, un assistente di ricerca interno) oggi costa una frazione di quanto costava all’inizio del 2025. Questa è la mossa che apre il mercato enterprise più di qualunque feature tecnica.
Anthropic, con Claude Sonnet 4.5 pubblicato a settembre 2025, ha risposto sul piano tecnico ma non ancora pienamente sul piano prezzi. Google con Gemini 3, pubblicato a novembre 2025, ha invece adottato una strategia di prezzi aggressivi fin da subito, posizionando Gemini come opzione economica per workload alti. Il quadro competitivo si è consolidato attorno a tre piattaforme che competono su capacità e prezzi, mentre l’ecosistema open source (Llama 4, Mistral Large 2, DeepSeek V3) tiene la pressione sulla fascia self-hosted.
Le implicazioni per chi fa marketing
Per il marketing digitale italiano, due punti operativi.
Il primo è che 2026 sarà l’anno in cui gli agenti AI entreranno seriamente nei workflow aziendali. Non come esperimento di innovation lab, ma come sostituzione operativa di attività che oggi richiedono ore di lavoro umano: ricerca competitor, briefing strategici, prima stesura di contenuti articolati, analisi di dati con generazione di insight. Le aziende che non si stanno preparando rischiano di trovarsi indietro nei prossimi 12 mesi.
Il secondo è che la disintermediazione delle ricerche continuerà ad accelerare. Se gli agenti diventano lo strumento standard per cercare informazioni, i siti che oggi vivono di traffico Google da SEO classica vedranno una contrazione progressiva. Lo Stanford AI Index uscirà ai primi del 2026 con dati che dovrebbero quantificare il fenomeno, ma le tendenze già visibili nei dati Reuters Institute sono univoche.
Una nota sul contesto europeo
L’AI Act, per come si sta delineando l’implementazione operativa, porrà obblighi di trasparenza specifici sui modelli foundation a partire dal 2026. OpenAI ha confermato durante il DevDay l’impegno a fornire la documentazione richiesta dall’AI Office europeo. Anthropic ha già pubblicato a settembre alcune card tecniche su Claude 4 e Claude 4.5. Google si è mossa più lentamente.
Per le aziende italiane che adottano questi strumenti, l’esistenza di una documentazione di compliance accessibile diventerà un criterio di selezione del fornitore. Le DPO italiane lo stanno già chiedendo nei contratti rinnovati di fine 2025. È un fattore di mercato che si affianca alle valutazioni tecniche pure.
Il 2025 si chiude con il quadro delle piattaforme cristallizzato e con la transizione verso gli agenti AI consumer e enterprise ormai in corso. Il 2026 sarà l’anno della prova sul campo. La distanza tra demo di DevDay e applicazione enterprise reale è la solita. Si misura in mesi di lavoro paziente. Quello che cambia è che il punto di partenza, oggi, è molto più alto di un anno fa.
